Biancomangiare all'arancia e sciroppo di melagrana



Sono giorni un po' così, dove la mia attenzione è focalizzata su altre cose che non questo mio spazio. Ma penso che sia così anche per voi.  Il periodo natalizio richiede energie per pensare a tante cose, che vanno dal pranzo dei giorni di festa ai regali per i nostri cari. Come sottrarsi? Anch'io non faccio eccezione... ma devo dire che si fa con estremo piacere. E' in fondo un piccolo lusso poterselo permettere.
Voglio riproporvi una ricetta di qualche tempo fa, non nuova dunque, ma per chi se la fosse persa ritengo buona cosa questo "remind", dato che la frutta di stagione è qui valorizzata in maniera molto bella, ma anche buona!!
La ricetta è quella del biangomangiare, un dolce freschissimo e morbido, ottimo finepasto di una cena elegante, ma anche di un pranzo in famiglia, dipende da come vi piacerà proporlo.






Biancomangiare all'arancia
con sciroppo di melagrana

dosi per circa 7 bicchierini da creme caramel
oppure molti di più se piccolini

500 ml. latte fresco intero
2 arance non trattate* -solo la scorza e poca polpa-
120 gr. zucchero
2 fogli di gelatina da circa 4/5 gr.

100 gr. succo di melagrana
(spremere i chicchi di circa una melagrana)
5 cucchiai zucchero

Porre sul fuoco una pentola con il latte, lo zucchero e le bucce d'arancia ben pulite e tagliate grossolanamente. *A tale proposito la ricetta trovata dai Calycanthus prevedeva l'uso degli scarti delle spremute d'arancia, dunque non solo scorze ma anche la polpa che rimane sullo spremiagrumi: ricetta ad impatto quasi zero. Io non avevo scarti, quindi ho inserito due spicchi d'arancia fatti a pezzi ev schiacciati con la forchetta.
Lasciare sobbollire a fuoco debolissimo per una decina di minuti, nel frattempo mettere i fogli di gelatina ad ammollare in acqua FREDDA. Procedere poi a filtrare il latte e scioglierci i fogli ammollati e strizzati.
Quando è tiepido, porzionate nei bicchierini che avrete scelto. Porre a raffreddare in frigo, almeno una mezza giornata, anche di più se possibile.
Sgranare la melagrana e porre i chicchi nel mixer, frullare bene e poi filtrare. Il succo va messo in un pentolino con 3 cucchiai colmi di zucchero, tenuto a fuoco moderato senza toccarlo col cucchiaio ma solo eventualmente muovere il pentolino. Dopo circa 12-15 min. si ridurrà a circa la metà e la consistenza sara più densa. Solo allora togliere dal fuoco. Raffreddando diverrà più denso e la consistenza sarà molto simile a quella del caramello. Al momento di servire potete decidere se cercare di sformare con il rischio dell'insuccesso, come ho fatto io che ho trasformato un  tronco di cono in una cupoletta tutta crepata :S!  

... oppure
...servire direttamente il bicchierino, magari decorato con qualche chicco di melagrana. Io andavo quell'attimo troppo di fretta e me ne sono dimenticata!

A me piacciono molto questi colori, che trovo perfetti nel periodo natalizio. Voi che dite? :)

L'ORA DEL paTE'


...perché ogni tanto è importantissimo uscire dai soliti schemi.
In questo caso invece siamo usciti anche dal WEB per entrare nelle pagine di carta patinata di un fantastico progetto, grafico ed editoriale dove siamo assoluti protagonisti, grazie all'MTChallenge, un gioco che da anni ci coinvolge e ci pone nella "forma mentis" più proficua del mondo delle ricette.
Ma prima di tutto, è grazie ad Alessandra Gennaro, assoluta ideatrice di tutto questo, che esce oggi nelle librerie italiane, L'ORA DEL paTE', un libro nato dalla selezione di ricette dalla 17esima sfida dell'MTChallenge in cui abbiamo affrontato il paté con tutti i suoi annessi e connessi.
Un libro creativo, divertente, finalmente di facile lettura, con dei contenuti veri, oltre alle bellissime foto di Sabrina de Polo, le illustrazioni di Roberta Sapino ( nel web Le Chat Egoiste ) e l'inconfondibile stile di Alessandra Gennaro. Edito Sagep contiene 41 ricette di paté, 8 burri composti, 33 tra pani e crackers, grissini, muffins, scones, chips e tutto quanto fece la sfida dell'MTChallenge

Ma la vera grandezza di questo libro sta nelle sue finalità.

"Con questo libro, la community dell'MTChallenge sostiene il progetto “cuore dibimbi”,della Fondazione“aiutare i bambini”: nata nel 2000, per iniziativa dell'ingegner Goffredo Modena, la fondazione sipropone di  dare un aiuto ai bambini poveri, ammalati, senza istruzione, che hanno subito violenze fisiche o morali e garantire loro l'opportunità e la speranza di una vita degna di una persona,nel mondo e in Italia. Sono 71 i Paesi del Mondo in cui  la Fondazione interviene, realizzando progetti mirati, concreti, natiper rispondere a emergenze reali e portati avanti con abnegazione,serietà e competenza. Fra questi, appunto, c'è “cuore di bimbi”, attivo dal 2005 in 10 Paesi, che ha permesso ad oggi di salvare la vita a 857 bambini altrimenti condannati da gravi cardiopatie congenite, con esiti spesso letali.
La Fondazione opera nella più assoluta trasparenza, nella convinzione che sia doveroso certificare  ogni voce con la massima chiarezza, in un dialogo continuo che unisce chi è desideroso di fare del bene con chi ha la possibilità di farlo in modo concreto, rispettoso e consapevole di muovere nella stessa direzione: quella dell'aiuto alle tante vittime di questo mondo, rese ancora più indifese dall'essere bambini.
Da oggi, anche noi remiamo con Goffredo, con Sara e con gli oltre mille volontari sparsi sul territorio italiano - e lo facciamo con questo libro che è il primo tassello di quella che ci auguriamo possa essere una collaborazione duratura e proficua
I LINK SONO:

“Tutte le copie de L' ORA DEL paTE' contribuiscono alla campagna “cuore di bimbi”, in base ad un progetto che è nato contemporaneamente al libro e si è sviluppato in parallelo: potete trovarle in tutte le librerie d'Italia, su amazon e su Ibs, sul sito della casa editrice (http://www.sagep.it/easyStore/SchedeVedi.asp?SchedaID=208e sul sito della onlus, a questo indirizzo http://www.aiutareibambini.it/oradelpate.”

Questo bellissimo progetto non sarebbe potuto nascere senza Alessandra ed il suo magnifico gioco, ma nemmeno senza tutta la community che ogni mese gioca, si sfida ed impara che nel mondo della cucina ci sono cose anche più grandi di un bel paté!

Ode alla castagna...




 
Ode alla castagna.
In tutte le maniere che noi Uomini ci siamo inventati per trattarle.
La sfida di questo mese dell'Emmeti Challenge, scaduta ieri, verteva sulle castagne e non potevo far mancare una mia ricetta, avendo io  una sorta di venerazione per questo frutto così semplice ma anche così versatile.
Ecco quindi che il mio contributo è stato con qualcosa che già non avessi fatto... come uno strudel!
Voi direte: ma come, mai fatto uno strudel in vita tua?
Nossignore. Mai. Forse ha una consistenza troppo umida e non mi va, chissà perché.
Per l'occasione ho previsto l'uso della castagna in due versioni: la farina per l'impasto della crosta, la canditura per il ripieno. Oltre alle immancabili mele.
La ricetta è pubblicata QUI, sul nostro blog di Colors and Food.

Ma io questo piccolo e gustoso frutto lo amo così tanto che ho pensato di riunire in questo post un puzzle con le ricette che ho fino ad oggi pubblicate e che ne prevedano l'uso.
Devo dire che rivederle in questa carrellata è stato istruttivo: molte non le ricordavo, altre sono state una piacevole rivisitazione e, in generale ci serve sempre ricordare con quanta passione ci applichiamo quando un certo ingrediente ci piace!!



Le ricette salate

Gli gnocchetti con la fonduta di formaggi



Le polpette di carne con le castagne

Le crepes alla farina di castagne



 Le ricette dolci

I biscotti alla farina di mandorle e castagne

Il crumble con la zucca

Il crumble con il curd ai frutti rossi

I biscottini con il cioccolato e la farina di castagne

La cheese cake alla crema di marroni 

E naturalmente, i pancakes e lo strudel, ricette fatte per l'MTChallenge.

Ora, vedendo bene mancherebbero dei ravioli, un risotto, un pane, una torta, un filetto e... vediamo... sotto spirito, sciroppate... Aiuto fermatemi!!

Biscotti alla farina di mandorle



Oggi è il giorno perfetto per condividere con voi una ricetta realizzata qualche tempo fa e piaciuta tantissimo. Non è farina del mio sacco e non ho fatto nemmeno le mie solite sostituzioni: ho ripetuto pari-pari questa ricetta di Federica .
Si ottengono dei biscottini dal gusto veramente buono, ottimi per il tè in questi pomeriggi uggiosissimi, per una merenda raffinata ma anche, se volete fare un figurone, da regalare agli amici.



Biscotti alle mandorle
dosi per circa 40 biscotti

100 gr farina di mandorle
(io mandorle pelate e passate al bimby)
40 gr fecola di patate
400 gr farina 0
130 gr burro leggermente salato
50 gr burro
220 gr zucchero
180 gr panna acida*
4 gr ammoniaca per dolci sciolta in un cucchiaio di latte


*siccome non la trovo di gran qualità al banco del supermercato, ho preferito prepararla così: 100 gr. yogurt greco + 80 gr. panna fresca + un cucchiaio di limone (lasciatela riposare una mezz'ora prima di usarla)

Per impastare uso il mitico bimby; in alternativa va benissimo un normale mixer, ma anche una frusta e un cucchiaio di legno!
Nel mixer mettere burro e zucchero, frullare un minuto o poco più. Quando inizia a montare unire la panna acida, successivamente unire le farine, per ultima l'ammoniaca.
Rovesciare l'impasto sul piano di lavoro, lavorare formando una palla ed avvolgerla con pellicola: riporre in frigo 30 minuti.
Passato questo tempo, riportare sul piano di lavoro, formare dei filoncini di diam. 2-3 cm. circa, tagliare a tocchetti e formare tante palline grandi come una noce. Disponete su placche rivestite di cartaforno e, se avete spazio, lasciatele in frigo per circa un'ora. In alternativa, data la stagione entrante, potrete lasciarle sul terrazzo, coperte da un panno.
Cuocere a 175 gradi ventilato. Qui Federica suggerisce di fare una teglia per volta, ma io non avevo tempo quindi le ho messe tutte insieme ed in effetti, forse la temperatura è scesa quel tanto che è bastato ad afflosciare i biscottini. Ma vi assicuro che il loro gusto non ne ha per nulla risentito!
Lasciarli raffreddare prima di toglierli dalle placche.

Nota:
l'ammoniaca è sostituibile con 10 gr di  lievito per dolci

Di fagioli, grano, zuppe e... storielle commerciali



...giorni uggiosi, giorni in cui la progressiva mancanza di luce nelle giornate sempre più corte, fa desiderare un po' di calore anche nel piatto.
Giorni in cui sento la necessità di resettare la dispensa per far posto a cose più adatte a questo clima, Ed è così, ripulendo gli armadietti, che mi salta letteralmente in mano un pacchetto di fagioli mai visto prima. Onestamente non so da dove mi sia arrivato, presumo da uno di quei pacchi-regalo aziendali dal Natale scorso, ma essendo di piccole dimensioni dev'essere finito dietrononsocosa. Si tratta dei fagioli del purgatorio, eccellenza di un piccolo territorio in provincia di Viterbo, Gradoli.
Non richiedendo ammollo, ma solo un'oretta di cottura, decido di farli andare insieme a del grano kamut.
Dato che sono reduce da questo bellissimo evento, che mi ha portato a riflettere sui valori dei prodotti del bacino mediterraneo, pensavo che una zuppa con i fagioli del purgatorio con il grano kamut fosse la quint'essenza di un piatto della dieta mediterranea:  legumi pregiati per un cereale nobile come il kamut, che si dice essere stato coltivato fin dall'antichità in Egitto.
Colta dal Fuoco Sacro del sapere faccio una piccola ricerca in rete, scoprendo con grandissima sorpresa che Kamut è un marchio registrato da una famiglia americana, dello stato del Montana, la quale ha messo in piedi un piccolo impero per produrre questo cereale, che non è il frumento coltivato anticamente in Egitto bensì è il pregiato Khorasan, tutt'oggi coltivato in Iran ma anche tra la Puglia e la Basilicata. Un grano che potremmo tranquillamente acquistare anche in Italia, con costi un po' più sostenibili di quelli del Kamut (che è un marchio, come dire Cirio) il quale non può essere prodotto al di fuori della zona del Montanta e del Canada per questioni di licenze e coperture di marchio... e perfino i mulini che lo macinano devo essere autorizzati dalla K.Int.ltd.
Sono rimasta di sasso. La storiella dell'archeologo che negli anni '20 del novecento rinvenne alcune sementi da un sarcofago egizio, dalle quali poi si fece "risorgere" il grando degli dei, è stata sapientemente confezionata a fini comerciali ed ha ormai raggiunto quel punto in cui, agganciato l'immaginario collettivo, riesce a conferire un "valore" solo virtuale al prodotto, che costa caro non (solo) perché biologico e pregiato, ma perché lo dobbiamo importare dagli USA.
Mi fermo qui. Volevo solo sollecitare tutti noi a riflettere, perché in qualità di consumatori possiamo orientare la proposta del mercato almeno tanto quanto il mercato può "sapientemente orientare le nostre menti"... basta indagare un po' di più, farsi le domande giuste e cercare le risposte giuste.
Detto questo, il kamut che avevo è finito in questa bella zuppa, ma finito quel pacchetto si passa al khorasan italiano, acquistabile in rete a meno del prezzo del "fratello d'oltre oceano".
Se posso scegliere di sostenere il lavoro (ed il portafogli) di qualcuno, che sia almeno italiano!



Zuppa di fagioli (del purgatorio)
e grano khorasan
250 g. fagioli secchi (del purgatorio)
200 gr. grano khorasan (kamut)
1 carota
1 cipolla
1 patata
1 gambo di sedano
1 spicchio d'aglio
rosmarino, salvia, alloro
olio, sale e pepe a discrezione

Ponete i fagioli in una pentola coperti di acqua fredda, una foglia d'alloro e poco rosmarino. Cuoceteli per circa 50 minuti a fuoco basso.
Nel frattempo, pulite le altre verdure e tagliatele a pezzetti di piccole dimensioni. Preparate un soffritto con poco olio e la cipolla con l'aglio intero, stufate leggermente poi aggiungetevi le altre verdure e la salvia a foglia intera, mettete il grano e coprite con acqua calda. Regolate di sale e cuocete circa 50 minuti.
Scolate ora i fagioli ed aggiungeteli alla zuppa, continuando ancora la cottura giusto il tempo di finire di ammorbidire i fagioli e mantecarli col resto. Regolate di sale e servite caldissima, con un giro d'olio e di pepe.

Med Diet Camp: perché noi "Siamo quello che mangiamo"


Ci sono cose, nella vita, che non sempre si riescono ad esprimere con le parole, anche se lo vorresti con tutto il Cuore. Ma non è possibile, ce ne vorrebbero migliaia... e qui le parole non si possono sciupare inutilmente. Vanno scelte con cura perché l'evento che voglio raccontare è molto bello e merita la vostra preziosa attenzione. Quindi cercherò di essere il più possibile "essenziale"
Ma per cosa, direte? Per parlare del Med Diet Camp, l'evento promosso grazie alla collaborazione dell'Associazione Nazionale Città dell'Olio di Siena, che si è svolto nei giorni 27, 28 e 29 settembre 2013 a Cagliari.
Splendida cornice per quest'occasione assolutamente speciale, dove eravamo in 50 foodblogger e la "mission" era quella di parlare della nostra amata Dieta Mediterranea, tramite la condivisione delle cucine di alcuni dei paesi che sul Mediterraneo si affacciano, che fanno proprie le coltivazioni di moltissimi prodotti uguali tra di loro, ma che possono originare tradizionali piatti anche molto differenti tra loro.

E' stato affascinante assistere alle dimostrazioni di
cucina Tunisina con lo chef Jaoudet Turki



di cucina libanese con Georges El Kik, chef e patron del ristorante Ratatouille di Beirut
di cucina egiziana con
Moustafa El Rafaey, chef e patron del ristorante Zooba home grown al Cairo


Ed ovviamente di cucina italiana, con il nostro Luigi Pomata
chef "a chilometro zero" e patron dell'omonimo ristorante a Cagliari

Preziosi ed irrinunciabili gli interventi di Carlo Cambi ed Alessandra Guigoni, che hanno condiviso con noi alcune tematiche legate alla cultura della cucina, alla crescita ed evoluzione dell'Uomo e del cibo nelle differenti epoche storiche. Piccoli e grandi spunti di riflessione per ricordarci sempre che noi "Siamo quello che mangiamo".
E' stato per me essenziale prendere atto di una cosa a cui spesso ho pensato: quanti sono i prodotti ritenuti "tipici" nel settore agroalimentare mediterraneo, che in realtà sono pervenuti a noi dalle Americhe e solo negli ultimi duecento anni coltivati su larga scala? Tantissimi. Si va dai pomodori alle melanzane e peperoni, dalle patate ai fagioli fino ad arrivare al mais... e se penso che la mia amata terra bergamasca ha fatto della polenta di mais il suo piatto tradizionale e rappresentativo, permettetemi una piccola espressione di meraviglia.
Eppure sono state la nostra cultura, la nostra socialità ed il nostro grado evolutivo a creare piatti come quelli che abbiamo assaggiato al Med Diet con gli ospiti.
E sono ancor di più la nostra consapevolezza e l'impegno quotidiano in tavola a far si che il grande patrimonio, rappresentato appunto dalla Dieta Mediterranea, continui ad essere per noi fonte di piacere, di salute ed occasione per valorizzare prodotti ormai divenuti parte indissolubile delle nostre tradizioni.

Ancora qualche immagine, per raccontare e condividere i bellissimi momenti che hanno reso questo meeting un'occasione anche magica d'incontro per noi blogger, che in questi anni abbiamo tessuto fittissime reti, fatte di fili di condivisione e divertimento, di affetto e di passioni...



...Gesti e strumenti antichi eppure sempre attuali ed indispensabili...


...Foodbloggers al lavoro


 ...Con i ferri del mestiere  :)
...Degustazione di vini bianchi e nobili formaggi della terra di Sardegna



... Tutte insieme appassionatamente, possiamo dire "Io c'ero!"

Il MedDiet Camp è il primo dei cinque grandi eventi pianificati da MedDiet, progetto strategico finanziato dall’Unione Europea nell’ambito del Programma ENPI CBC Bacino del Mediterraneo 2007-2013. Con un budget complessivo pari a circa 5 milioni di euro e una durata di 30 mesi, il progetto mira a promuovere e valorizzare la Dieta Mediterranea, riconosciuta Patrimonio immateriale dell’Umanità Unesco nel 2010. Oltre all’Italia, che partecipa con Unioncamere in qualità di capofila, il Centro Servizi per le imprese della Camera di Commercio di Cagliari, il Forum delle Camere di Commercio dell’Adriatico e dello Ionio e l’Associazione nazionale Città dell’Olio quali partners, il progetto coinvolge altri 5 Paesi del Mediterraneo (Egitto, Grecia, Libano, Spagna e Tunisia).



Buongiorno Autunno!


...e bentornata a me.
Negli ultimi tempi sono cambiate un po' di cose nella solita routine. E' ricominciata la scuola e con lei tutte le novità che ci stavano aspettando: altri orari, altre classi, altri percorsi.
E la mia mattina inizia un po' più presto rispetto alle abitudini di sempre. Mentre c'è chi è già in classe, c'è chi dorme beatamente un poco di più. Quindi mi accade, da poche settimane, di avere al sabato mattina un paio d'ore tutte per me, momenti in cui posso permettermi di stare al PC senza sensi di colpa e senza quella "palpebra calante" che mi ha accompagnato così spesso su questi schermi fin dal principio ma che ormai non posso più sopportare.
Stamattina ho perfino spulciato qualche bacheca su Pinterest, cosa che faccio pochissimo, perché vedere tanta bellezza mi fa sentire del tutto incapace e quando poi guardo le mie foto mi deprimo. Mettiamoci poi che stamattina il tempo è uggiosissimo.
Però la cosa non mi dà fastidio. Anzi. L'ho già scritto più volte, mi mette un certo buonumore, ma non chiedetemi come questo sia possibile. E' una cosa che sta nelle pieghe della mia essenza e... me la godo tutta. Come?
Ma ovvio! Con un buon caffé, un po' di quella marmellata di albicocche alla vaniglia che ho fatto in luglio ed una fetta di pane nero integrale ai semi di zucca. Più un click da condividere con voi.

E' con questa immagine dei miei colori preferiti in questi giorni, che vi ricordo il nostro appuntamento su Colors & Food di ottobre
Vi bacio tutti e... enjoy your week end!

Vassoio di pane con pasta madre


Un contest organizzato dal blog Cucina semplicemente, per il quale bisognava preparare un impasto per pizza e proporre con questo, qualcosa di carino e diverso dal solito.
Questa volta non ho inventato nulla, perché l'idea è tratta da questo libro, regalo di due carissime amiche che conoscono da sempre la mia passione per il pane fatto in casa. Il risultato è questo simpaticissimo "vassoio", perfetto per presentare gli affettati più speciali se avete amici a cena, oppure per un pic-nic un po' elegante. O per nobilitare la vostra tavola di tutti i giorni, come più vi piace. Perché infine si deve pur mangiarlo, questo vassoio croccante e saporito!
Le farine Antiqua hanno egregiamente supportato i mezzi caserecci di cui mi posso avvalere per panificare: il mio magico Bimby, la pasta madre (che dopo aver "dato" tanto, prima delle mie ferie, al il rientro ho recuperato quasi per miracolo) e a dire il vero poco altro, se non olio buono e sale marino integrale.
Forse, devo ammetterlo, complici sono state le temperature che agli inizi di agosto erano molto adatte alla lievitazione: paradossalmente, la bontà che può raggiungere il mio pane è direttamente proporzionale alle temperature dell'ambiente... cioè quando accendere il forno per poterlo cuocere, rasenta i limiti della follia: 35° di giorno e 29° di sera.
E' che in estate e con il solleone d'agosto, metto a lievitare le mie ciotole di poolish e di impasti, in bell'ordine ed opportunamente coperte con un panno di cotone, su una grande piana in pietra grigia che ho sul terrazzo e che resta esposta per ore ed ore al sole pomeridiano, restituendo poi un tepore ai vari impasti, che neanche le migliori celle di lievitazione potrebbero raggiungere (ovviamente sono di parte!) Dedicherò a questo un post speciale :)
Ecco invece qui la ricetta per questo impasto realizzato con la pasta madre, rinfrescata circa tre volte con farina Antiqua 1.


Vassoio di pane con pasta madre

200 g. pasta madre già rinfrescata
400 g. di farina 0 (qui farina Antiqua tipo 1 )
170 - 180 g. acqua tiepida
40 g. olio extravergine d'oliva
1 cucchiaino malto (io malto d'orzo)
1 cucchiaino sale marino integrale

NB: La ricetta è stata realizzata con il Bimby, come vedete dalle foto, ma potrete tranquillamente impastarla con la vostra impastatrice preferita oppure a mano, l'importante è rispettare le temperature. Il procedimento che descrivo, quindi, è volutamente "neutrale", lascio alle Bimby-addicted trasporre il tutto. Vi dico solo che, ultimamente, ho scoperto che scalda anche durante la velocità spiga. Con questo accorgimento si ottiene un tepore nel boccale che favorisce la partenza della lievitazione.



Sciogliere la pasta madre con 100 g. di acqua ben tiepida ed il malto. Si otterrà un impasto della consistenza dello yogurt. Lasciatelo riposare al caldo e ben coperto (ottimo il forno spento ma preriscaldato un paio di minuti). Trascorsi circa 20 minuti, aggiungete la farina, la rimanente acqua tiepida, olio e sale. Impastate bene fino ad incordatura, eventualmente usando altra farina, se risultasse appiccicoso.
Porre il tutto in una ciotola, coprire e lasciare lievitare fino a raddoppio in luogo mantenuto tiepido. Il tempo necessario dipende appunto dalla temperatura, che dovrebbe essere idealmente 32°.


Riprendere l'impasto sul piano di lavoro, lavorarlo un poco e procedere suddividendolo in lunghi grissini, grossi come un mignolo e lunghi circa 45 cm. e 35 cm.
Con queste dosi ho ottenuto due vassoi come quello della foto.
Procedere a realizzare l'intreccio, creando nella parte perimetrale una sorta di risvolto.
E' indispensabile realizzarlo su un foglio di carta forno, in modo da poterlo trasporre poi sulla teglia e, successivamente, toglierlo per raffreddarlo.





Porre il vassoio "crudo" a lievitare ancora un'oretta, nel forno spendo ma tenuto tiepido. In questa fase ho vaporizzato dell'acqua, sopra l'intreccio per evitare che seccasse.
Preriscaldare il forno a 200°, quindi cuocere per circa 20 minuti, senza farlo troppo colorire. Con quest'accorgimento, avrete un vassoio che mantiene una certa morbidezza, ma se vi piace l'effetto croccante, potrete prolungare di un poco, fino a quando prenderà colore.
A cottura raggiunta, togliete dal forno e lasciate raffreddare su una teglia fredda.

Tagliatelle di Grano Verna ai ceci neri e pecorino... e la mia Siena


...ci sono ancora?
Si, sono io che lo chiedo a me stessa, perché il periodo di grande assenza "da questo schermo", non pensavo avrebbe colpito anche me.
Eppure la mia amatissima creatura langue. Come i fiori estivi di un giardino a cui nessuno si ferma a dare acqua, anche il mio luogo fatto di ricette, esperimenti e pensieri espressi a cuore aperto, chiede "la Cura", l'acqua dell'anima, quella fatta di attenzioni e di amore...
In queste pagine ho dato spesso il meglio di me, aiutandomi a vedere come son fatta. Si, davvero.
Attraverso quest spazio e quello che faccio qui, vado capendo la persona che sono e quella che posso essere, nel senso più profondo ed intimo.
Senza tralasciare il fatto, importantissimo, che questo blog mi ha permesso di incontrare persone belle, intense, brillanti, esplosive, profonde e piene di intelligenza, persone con le quali si finisce per condividere spazi che vanno ben oltre il semplice amore per la cucina. Molte di voi lo sanno bene.
Mentre scrivo mi rendo conto di avere tantissime parole che premono per uscire, tante cose da raccontare, che hanno costellato queste mie settimane di silenzio. Oltre ovviamente alle ricette interessanti, che pian piano pubblicherò. Finalmente anch'io ho un piccolo archivio di cose pronte da pubblicare, mai avuto in passato proprio perché invece, nel primo periodo del blog, mi veniva la fregola se stavo più di quattro giorni senza scrivere qualcosa e appena preparavo un piatto lo mettevo subito in un post!!

Riparto dunque quasi in punta di piedi, senza clamori né fuochi d'artificio. Solo con la ricetta di un ottimo primo, un piatto di tagliatelle che mi dà uno spunto di partenza speciale perché lo ho preparato grazie ai prodotti  ricevuti dal Consorzio agrario di Siena, durante la visita in occasione di Siena & Stars.
Non ne ho parlato subito a causa dell'imminente partenza per le nostre vacanze, ma è stato un week end delizioso, passato in una città unica, in compagnia di persone cariche di simpatia, colte e piene di Bellezza... Pat e Luca il suo collega, Elisa e la sua famigliola, Teresa e Serena la sua amica...
Insieme abbiamo visitato, io per la prima volta, la bellissima e medievalissima Siena


...Abbiamo visitato l'imperdibile mostra presso Santa Maria della Scala, di Steve McCurry, celebre fotografo contemporaneo, le cui foto spesso ci fanno sognare, altre volte ci fanno piangere sulle pagine del National Geographic



 ...Abbiamo visto il concerto dei Baustelle in piazza Duomo. Bravissimi. Uno spettacolo molto coinvolgente...


E poi Emanuele e Roberto dell'Osteria del gusto che con il loro chef  Franco hanno ospitato per una sera il mio menù...


E finalmente ecco la ricetta


Tagliatelle di Grano Verna
con ceci neri, pepe e pecorino

per 4 persone
300 gr. tagliatelle di Grano Verna
(speciale varietà di grano coltivato in Toscana, a basso contenuto di glutine)
150 gr. ceci neri già cotti*
1 spicchio d'aglio
Pecorino di mezza stagionatura
Sale e pepe

Le tagliatelle NON sono quelle fatte in casa, freschissime di spianatoia. Sono già pronte, preparate con cura dal Pastificio Fabianelli, ma strepitose, come daltronde anche l'olio dei Fratelli Vagnoni ed il pecorino che è stato usato, quello di Pienza... tutti prodotti di filiera, provenienti da produttori che aderiscono al Consorzio, il quale può quindi promuovere la propria realtà enogastronomica d'eccellenza.
*I ceci neri biologici che ho usato, invece, si possono trovare nei negozio che vendono alimenti biologici.
Sono secchi e vanno preparati in precedenza, lasciandoli a bagno una giornata in acqua fredda, quindi sciacquati e cotti in abbondante acqua non salata, fino a che saranno teneri. Io poi li lascio nella loro acqua di cottura e li scolo solo quando sono ormai freddi, per evitare quell'antipatico effetto di "spelatura" che si verifica se li si lascia raffreddare appunto all'aria. Così preparati, i ceci possono mantenersi anche alcuni giorni in frigo ed essere usati anche per altre ricette.
Mentre la pasta cuoce, dunque, saltare i ceci in olio extravergine con uno spicchio d'aglio intero, che andrà poi tolto quando, scolate le tagliatelle, alzerete il fuoco per dare una saltata al tutto.
Cospargete di pepe e scagliette di pecorino tagliate con il pelapatate, regolate di sale e date un ultimo giro d'olio, magari un pizzico di timo dal vasetto sul balcone. Semplice, ma un mix di sapori unico!

Colgo qui l'occasione per ringraziare il Consorzio agrario di Siena 


 in particolare Roberto Neri, Alessio Pianigiani ed Alessandro Pannacci  per l'accoglienza, l'ospitalità presso i loro locali


per la deliziosa cena, gustata la sera del nostro arrivo in città ed accompagnata da notizie ed approfondimenti pieni di cura e passione per il territorio senese e per i prodotti della loro filiera. Grazie!

In cucina con lo chef... Juri Chiotti al Rifugio Meira Garneri


Mi capita spesso di parlare ad amici e colleghi, di qualcosa che mi ha entusiasmato... magari di un film, un libro o una serata un po' fuori dall'ordinario. Di solito esplodo di parole, di immagini e gesti per spiegare quello che ho visto. E normalmente, quando la circostanza mi è piaciuta, per giorni continuo a pensarci... per così dire, a riviverla attraverso il ricordo.
E' il caso di questo weekend, passato al Rifugio Meira Garneri grazie al contest di Ambra e, soprattutto, grazie alla decisione di Juri Chiotti e del suo collega Diego Rossi (entrambi giovani chef sulla cresta dell'onda :)) di premiare la mia ricetta.


Un week end in paradiso. Il Rifugio è un piccolo gioiello, una costruzione in pietra, ristrutturata in modo molto elegante, direi anche chic. Ed il luogo è uno spettacolo: ci si arriva percorrendo tutta la Val Varaita, che già di suo  rappresenta un piacevole percorso.
Si arriva a 1850 mt. attraversando boschi e prati carichi di fiori multicolori e di tantissime erbe spontanee, interessanti anche dal punto di vista gastronomico. Ed eccoci al nocciolo del viaggio e dell'esperienza: andare per prati con lo chef alla ricerca di erbe e passare il resto della giornata con lui nella cucina del rifugio.


Che dire, difficile comprimere "tutto" in poche righe, ma poiché questo "tutto" è dipeso da Juri Chiotti, voglio parlare soprattutto di lui: un ragazzo giovane e pure così legato alla sua terra, l'Occitania ed alla sua tradizione gastronomica. Nei suoi trascorsi si trovano esperienze di lavoro anche importanti, per esempio da Carlo Cracco oppure, la ben più importante gestione del ristorante Antiche Contrade di Cuneo, cui è riconosciuta la Stella Michelin.
Approdare al Rifugio Meira Garneri dopo questo genere di esperienze non è cosa da tutti, ma per Juri è un modo di tornare alle proprie radici potendo usare la capacità tecnica, tutta nuova, di fare alta cucina ed insieme anche valorizzare in modo consapevole la propria tradizione gastronomica e l'antica conoscenza delle erbe spontanee.
E' così che nascono piccoli capolavori come lo "Stracotto di guancia di vitello su spinacio selvatico", oppure la "Tuma, patate e aiolì".
La grandissima sensibilità che lo contraddistingue è rivolta alla natura ed ai suoi prodotti, ma non solo, è proprio intesa verso il rispetto della Terra nel senso più ampio del concetto.  



Juri ed Alessandro al lavoro
Nella gestione del Meira Garneri, Juri Chiotti è affiancato dall'amico Alessandro Re (già collega con lui all' Antiche Contrade). Trovo bellissimo sentire ragazzi come loro, parlare con passione tanto di differenziare rifiuti fin nella cucina dei ristoranti quanto della conoscenza delle erbe di bosco, dell' uso di verdure e frutta coltivati dai loro familiari, di proporre nel menù il Bunét con la ricetta della nonna... Mi ha molto colpito sentirli dire che i fiori per decorare i tavoli, li mettono solo per il week end, senza prenderne di nuovi fino al venerdì prossimo, perché è un peccato sciuparli. No, dico, ma vi rendete conto di quanta attenzione c'è dentro questo pensiero.. o sono solo io che mi commuovo di fronte a tanta sensibilità?


La sala da pranzo all'interno del Rifugio Meira Garneri

I fiori di campo per decorare i tavoli... rigorosamente solo per il week end!

Atmosfera d'intimità per una cena speciale...





Un approdo di sicuro relax anche per i più arditi


Due giorni davvero magici, devo dire anche per i miei "accompagnatori ufficiali": mio marito, profondamente amante della montagna in genere, e dei miei due bulldozer (figli ;)) che per due giorni interi si sono spupazzati i cuccioli mascotte del Rifugio, due border collie ed un delizioso micetto, dolcezza allo stato puro.
Grazie Juri, Grazie Alessandro, Grazie Ambra!!


Per una sera d'estate... tutti in piedi, si cena in terrazza!

Ufficialmente siamo passati anche per il solstizio d'estate. Che ne dite, possiamo esultare? Io dico di si!
Nonostante io ami profondamente la montagna ed il suo clima, sempre e comunque, resta il fatto che quando viene la stagione del caldo, anch'io me la godo un po'. Quasi come un orso che esce dal letargo, la luminosità di queste giornate, che arriva fino a sera trasformando il cielo come le luci di un sipario, mi cattura ogni volta.
Ieri c'era la luna piena ed era talmente brillante, l'aria era così tersa e tiepida che me ne sono rimasta sul terrazzo a contemplarla per un po'.
Ma ci sono anche altre cose piacevoli da organizzare in terrazza... ad esempio una bella cena con tanti amici. E potendo pianificarne la preparazione con un certo anticipo, ad esempio durante la mattinata, si può anche servire qualcosa in maniera inusuale: tutto nel bicchiere :)
Le idee che vi propongo sono state pubblicate su numero di Open Kitchen Magazine di Maggio. Sfogliandololo potrete trovare anche le squisite e meravigliose ricette proposte di tutte le amiche blogger che collaborano al magazine, tutte golose e freschissime, perfette per questo periodo.

Ecco dunque un bicchiere d'insalata con orzo e fragole, accompagnata da una leggera salsina agrodolce di peperone, un bicchiere con del tacchino, sedano e mela verde in salsa aromatica ed una cialdina mangiatutto, dolce e vellutata.

Le ricette le trovate da pagina 74  di Open Kitchen Magazine!












Eccolo qui, tutto da sfogliare


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