Arrosto di tacchino allo speck con polenta ai funghi



Un piatto quasi tradizionale, perché da noi la polenta domenicale è quasi un'istituzione, praticamente immancabile ad ogni piatto di carne o selvaggina che si voglia.
Porto ancora con me il ricordo delle mie prime domeniche ai fornelli, avevo tredici anni o giù di lì, quando si faceva il coniglio al vino rosso, le patatine -al forno o anche fritte- e l'immancabile polenta. L'ho fatto così tante volte che oggi, al solo pensiero di mangiare o cucinare coniglio, in qualsivoglia versione, scappo!
Quasi lo stesso per la polenta, che mangio rarissime volte, ma ogni tanto... ci sta anche per me.
E' il caso di questo piatto a cui ho accostato un arrosto di tacchino, giusto per nobilitare comunque le carni bianche ingiustamente ritenute di serie B ed anche per compensare la presenza, in questo mio blog, di tanti post su dolcetti, tortine, antipasti e varie.
Al mio macellaio ho chiesto un taglio per l'arrosto di tacchino ed insieme gli ho chiesto di legarlo con una fasciatura di fettine di speck. Per l'accompagnamento ho fatto una polentina usando della farina "istantanea" -ai cultori della polenta si arriccerà il naso, ma non è così male- e dei porcini secchi: qui concordo sull'assoluta bontà di quelli freschi, ma siamo a gennaio, pazienza!
Il piatto è stato assemblato in due esemplari, fotografato (eeehehh!) e messo ad attendere l'ospite del pranzo di ieri, mio fratello, che ha gradito alla grande pur avendo dovuto subire il passaggio al microonde..




Arrosto di tacchino con speck

1 taglio di circa 800 gr.
130 gr. circa di speck
1 scalogno
olio evo, sale e pepe
vino bianco secco
1 rametto di rosmarino

farina per polenta fioretto
funghi secchi
vino bianco secco
olio evo

Prima di tutto mettere a bagno i funghi.
Soffriggere dolcemente lo scalogno in olio evo ed aggiungere l'arrosto a rosolare bene, su tutti i lati. Bagnare col vino bianco e sfumare a fuoco medio-alto, regolare di sale (attenzione che lo speck è già molto saportio..!) ed abbassare il fuoco, portando a cottura completa, eventualmente aggiungere altro vino misto ad acqua.
Preparare la polenta, mettendo a bollire circa 1,500 ml. di acqua e un cucchiaio d'olio. Al bollore salare ed aggiungere la farina con una frusta per "sgrumare" bene il tutto. La quantità di farina rispetto all'acqua è per me da sempre ignota. Con l'esperienza si arriva a capire... ed io adotto questo piccolo accorgimento per ottenere una polentina dalla giusta consistenza e morbidezza: aggiungere farina fino a che l'acqua è quasi satura, ma non del tutto, ovvero deve essere ancora visibile acqua rispetto alla farina (quest'ultima infatti tende ad andare a fondo). Nei primi minuti di cottura la farina si gonfia, completando l'assorbimento dell'acqua. Anche se si tratta di farina istantanea, sono comunque necessari 10 o 15 minuti di cottura, durante i quali la polentina va tenuta mossa con un cucchiaio di legno. La consistenza si farà più spessa e corposa ed è per questo motivo che all'inizio bisogna lasciare il tutto molto acquoso.
Procedere poi a stufare i funghi in poco olio, sfumando con poco vino fino a cottura.
Quando è cotto l'arrosto, togliere lo speck e frullarlo fino ad ottenere una salsetta un po' rustica, da aggiungere al fondo di cottura che avrete filtrato. Affettare la carne in fette non troppo sottili e infine, ma non meno importante, comporre il piatto.

Vellutata di radici e mazzancolle



Quest'estate abbiamo fatto una vacanza nei dintorni di Trento, trovando posti e paesaggi davvero splendidi. Una tappa obbligata, quando si passa per il centro della città è la visita al Castello del Buonconsiglio. In Trentino, soprattutto in Alto Adige i castelli, si sa, abbondano e ne abbiamo ormai visitati parecchi, ognuno con le sue storie e con i suoi aspetti peculiari, che trovo sempre così affascinanti. Adoro immaginare la vita delle persone in quei tempi dove erano le stagioni e la forza dell'uomo e della natura a scandire i ritmi della quotidianità.
Nel Castello del Buonconsiglio abbiamo visitato la stanza del Ciclo dei dodici mesi nella Torre dell'aquila, completamente affrescata con le raffigurazioni del lavoro in epoca medievale, una cosa veramente pregevole e meritevole sotto tutti i punti di vista. Tra le spiegazioni di questa visita, nonché le varie raffigurazioni pittoriche in merito, mi ha molto colpito sapere che la servitù dell'epoca, coltivando la terra e dovendo il frutto del proprio lavoro al suo Signore, aveva un unico diritto: quel che cresceva sotto la terra.. ovvero le radici.
Ricordo di aver allora pensato a quali tristi piatti dovevano essere serviti in quelle case, già provate da tanta fatica. Tra le altre cose, nella stessa vacanza ma in altra sede, ho sentito la spiegazione circa l'origine della grappa che pare proprio dovere i suoi natali al riciclo di quanto toccava ai servi, dopo che il Signore ne aveva goduto i frutti... evviva l'impatto zero, con origini così lontane!!
Mi raccordo al pensiero di estrema "povertà" fatto in questa mia vacanza,  proponendo una zuppa realizzata solo con le radici, ovvero esclusivamente verdura che cresce "sotto la terra".
Mi piace pensare che, a parte la necessità di ovviare all'uso del frullatore ad immersione, una zuppa di radici potesse essere un piatto antico in un'occasione di festa e, dato che ho voluto presentarla con delle mazzancolle, che non fosse così difficile realizzarla anche allora, pensando ai gamberi d'aqua dolce che si possono ancora trovare nei ruscelli dei nostri boschi..


 
Vellutata di radici con mazzancolle
per 4 persone

200 gr. topinambur
200 gr. patate
100 gr. sedano rapa
1 porro
1 scalogno
dado vegetale
olio evo, sale e pepe
15 - 20 mazzancolle o gamberi
1 bicchiere di vino bianco secco

Tritare scalogno e porro e soffriggere lievemente. Aggiungere le patate, il sedano rapa ed il topinambur a pezzettoni, tostare un poco e poi aggiungere acqua tiepida e dado vegetale, coprendo appena oltre le verdure. Io ho cotto con la pentola a pressione, 15 min. dal fischio, oppure a pentola normale, coprendo e lasciando andare fino a cottura completa, circa 40 min. Frullare tutto vellutando bene.

In una pentola antiaderente, tostare le mazzancolle con poco olio, sfumare col vino bianco e lasciar andare alcuni minuti, fino a che si formi un leggero e saporito brodetto. Regolare di sale e impiattare la zuppa, con le mazzancolle che a vostro piacimento potranno essere state pulite, parzialmente o totalmente. Io ho scelto di pulirle del filetto ma di lasciare le teste. I gusci li ho aggiunti in fase di cottura, per insaporire il fondo, una sorta di mini-fumetto che va anch'esso aggiunto alla zuppa insieme alle mazzancolle.

Cous Cous con pollo alla senape


































Dietro questo piatto c'è una piccola storia affettuosa.
Qualche tempo fa, nella ditta di famiglia lavorava un ragazzo di origini senegalesi, che da quando aveva lasciato il suo paese, non aveva avuto molte opportunità di esercitare un lavoro con significativi contatti al nostro stile di vita. Non aveva potuto imparare l'italiano in maniera degna del suo livello. Diceva infatti che nel suo faese aveva studiato fino al primo anno di Università, poi qualche complicazione familiare lo aveva costretto a lasciare il Senegal per la Francia e poi per l'Italia.
Per alcuni mesi ha anche vissuto in casa con i miei genitori e lo vedevo spesso.
Un giorno gli chiesi quali prospettive vedesse nella sua vita, se pensava che prima o poi sarebbe tornato nel suo paese. Mi disse che immaginava di non dover tornare a vivere là, dove non vedeva sbocchi concreti e che dunque immaginava il suo futuro in Italia. Fu a questo punto che gli dissi che sarebbe stato indispensabile per lui imparare meglio l'italiano e gli proposi di fare qualche lezione, in maniera informale, giusto solo perché potesse apprendere almeno il minimo per esprimersi con maggiore efficacia. Gli presi un libro basilare, un quaderno ed iniziammo con una lezione la settimana. Veniva a casa più o meno per l'ora della cena, io cucinavo ed intanto si faceva conversazione, si mangiava e poi si passava alla parte più tecnica, delle regole e della grammatica.
Non sono un'insegnante, non ho nemmeno una qualifica ad orienamento umanistico e devo dire che è stato un impegno non facile... D'altra parte riscontrai che effettivamente aveva un ottimo livello di conoscenza del francese e le strutture grammaticali anche complesse, con tempi e modi dei verbi gli erano proprie. Imparava in fretta e le nostre lezioni lo portarono un poco più avanti. Nel frattempo, potemmo fare anche un piccolo scambio in cucina. Mi chiese di poter cucinare questo pollo ed io mi annotai la ricetta.
Oggi, dopo tanto tempo, l'ho rifatto per il Contest di Eleonora e per rendere la ricetta veramente completa, ho affiancato dei pomodorini caramellati. Mi piaceva pensare a questa punta di dolce, vicino al piccante della senape.
Non ho notizie del mio "allievo" da tempo, spero che abbia potuto realizzare almeno in parte i suoi desideri... e che abbia un buon ricordo delle nostre food - lezioni!

Cous Cous con pollo alla senape
per 2 porzioni

350 gr. di petti di pollo
1/2 porro oppure 1 scalogno
1 limone
2 cucchiai di senape aromatica
olio evo, sale e pepe
200 gr. cous cous
15 pomodorini
1 cucchiaio di zucchero
3 cucchiai di olio

Con alcune ore di anticipo, preparare i petti di pollo tagliandoli a pezzetti e sfreganto con il succo di limone e con la senape. Mettere in frigo a riposare.
Tagliare a metà i pomodorini e disporli in una teglia da forno sul cui fondo vanno messi olio e zucchero. La parte di taglio dei pomodori va rivolta in basso. Infornare a 130° ventilato per circa un'ora, anche di più.
Ora il pollo: soffriggere il porro, aggiungere il pollo e dorare, portare a cottura aggiungendo poca acqua e regolando di sale. Serviranno venti minuti circa.
Intanto in una pentola antiaderente, porre a scaldare poco olio e dorare il cous cous, avendo cura di muoverlo bene senza lasciarlo scurire. A tostatura fatta, aggiungere una scodella di circa 250 ml. di acqua tiepida, salare e lasciare gonfiare un quarto d'ora, tenendo sgranato con una forchetta.
Infine comporre il piatto.
Il piatto è unico e comprente cereali, proteine animali, verdura -con il porro ed i pomodori- e per la preparazione richiede poco, la maggior parte dei tempi è per le cotture. Se vi piace piccante, si può scegliere la senape aromatica, come ho fatto qui, altrimenti la versione delicata va benissimo.

Grazie ad Eleonoradi Burro e miele, per l'occasione di partecipare a questo contest interessantissimo!



Involtini di Verza

















Eccomi qui per il mio primo MT Challenge.
L'MT Challenge è sempre molto interessante, perché rispecchia proprio l'essenza del mio pensiero: anche a parità di ricetta e di ingredienti, sono l'estro e l'essenza della persona a fare la differenza!
E l'involtino di verza, in quanti modi si potrà fare? La risposta mi pare una sola e si rifà ad un vecchissimo detto delle nostre valli, che scriverò in italiano, poiché la lingua originale... è illeggibile: Tante teste, tanti modi! Per esempio, nel mio ci è finita della trota salmonata, mentre la verza è stata sbollentata approfittando dell'acqua dove già cuoceva la pasta.
Il risultato,  bisogna dirlo, è di un gusto delicatissimo, ovvero per chi ama i gusti forti potrebbe esserci motivo di storcere il naso. Chi vorrà copiarla e volesse ripieno con più mordente, sappia che potrebbe scegliere di inserire QUALCHE goccia di tabasco..  tre o quattro al massimo.
Per la foto, un poco di pazienza. Alessandra -raravis- ti chiedo scusa, lo vedo anch'io che ci sarebbe stata bene qualche briciola di rosso ad esempio, lo so che tu avresti rifatto il piatto pur di pubblicare come piace a te e per questo ti dico Brava! Cercherò di fare del mio meglio la prossima volta, perché il mio tempo è talmente poco!

Involtini di verza delicati -per 8 pacchettini-
16 piccole foglie di verza
1 filetto di trota salmonata
120 gr. ricotta
preparato per brodo di pesce
finocchietto
per la salsa
1 cipolla piccola
1 bicchiere di vino bianco secco
100 gr. panna fresca
1 cucchiaino di senape
Sale e pepe macinato a piacere

Passare al microonde -o bollire in poca acqua- il filetto di trota, togliere la pelle ed eventuali lische e sminuzzarlo in una ciotola con la ricotta ed il finocchietto tritato. Sciogliere il preparato per brodo di pesce in un cucchiaino di acqua e mescolare bene il tutto. Io lo trovo al banco-pesce dell'Esselunga, una piccola scatolina con una sorta di crema-dado.
Preparare le foglie, sbollentando e togliendo il nervo centrale, tagliarle con forma più o meno rettangolare. Racchiudere del ripieno un primo rettangolo e porlo dentro un secondo rettangolo, che verrà risvoltato per chiudere i lati che lasciano il ripieno a vista, utilizzando almeno tre o quattro pezze per ogni involtino, in maniera da ottenere come delle "pochette".
Ora la salsina. In una pentola bassa, porre la cipolla a pezzi a rosolare in un filo d'olio, bagnare con il vino bianco secco -io un buon brut- e poca di acqua. Prendere il piatto bucherellato della vaporiera, porlo con i fagottini sopra la pentola e chiudere con un coperchio, in maniera che cuociano col vapore del vino.
Servirà circa un quarto d'ora. Infine, nel fondo del vino così ridotto, stemperare la panna e la senape. Regolare slae e pepe. Dalla salsina vanno tolte la cipolla ed il finocchietto usati per insaporirla.

Panna cotta e ...























... geleé di vino dolce cotto. E ovviamente lingue di gatto, di cui al post precedenteIl vino è cotto ed è una variante -un po' meno azzeccata- di quella già fatta qui col Brachetto.
L'idea nasce per non buttare le solite rimanenze post festa: una bottiglia piena per 3/4 di vino bianco frizzante buono. Ho messo un solo cucchiaio raso di zucchero e dopo aver cotto circa 40 min. fuoco lievissimo, se ne è cristallizzato sul fondo del pentolino. Il bianco dolce, nonostante il contenuto in zuccheri, riducendosi non si addensa quanto il rosso, che viene un MERAVIGLIOSO sciroppo colore rubino scuro! Questo bianco, non avendo raggiunto la stessa consistenza dello sciroppo raffredandosi, ho pensato di scaldarlo ed aggiungerci 3cm. scarsi di foglio di gelatina.
L'ho messo nel fondo del bicchiere scelto per questo dessert, aspettanto intiepidisse prima di aggiungerci la panna a rassodare.
Rassodano bene entrambi -panna e riduzione di vino- anche se devo dire che lo sciroppo di rosso era molto meglio: l'altra volta l'ho aggiunto fluido sopra la panna cotta prima di servire e, complessivamente faceva un variegato super!
Ma la variante di oggi gode delle lingue di gatto caserecce...


Panna cotta e 
riduzione di vino bianco dolce

250 ml panna freschissima
60 ml latte fresco
50 gr. zucchero
scorze di limone naturale
1 foglio di gelatina da 5 gr.

vino bianco dolce ridotto
(una tazza da thè piccola)
1/4 foglio di gelatina

Ammollare i fogli di gelatina in acqua. In un pentolino, scaldare la panna + il latte con lo zucchero e le scorze di limone tagliate a liste da un pollice. Prima che bolla, scioglierci un foglio di gelatina e lasciare intiepidire.
Nel frattempo fare lo stesso con la riduzione di vino: scaldarlo quanto basta per scioglierci il pezzetto di foglio di gelatina. Versarlo nel fondo dei bicchieri e lasciar intiepidire. Su questo strato, versare la panna cotta ancora tiepida e liquida, togliendo prima le scorze con una forchetta...
Porre in frigo almeno mezza giornata o anche più.
Le lingue di gatto potete anche prenderle già fatte, io avevo voglia di provarci ;)



Lingue di gatto. Ovvero... il Gatto e le Lingue!


Accade che, per tanto tempo non pensi a una cosa e poi, per inspiegabili fili energetici, in pochissimo tempo la mente si porta su questa cosa in più situazioni, quasi a volerti suggerire che è giunto il momento ed infine arriva il giorno in cui, inevitabilmente, la devi fare.
In questa settimana e stato così per le Lingue di Gatto, amati e dimenticati biscottini, ai quali ho pensato proprio sabato scorso, per una cena dove sarebbero stati perfetti dentro le verrines con la panna cotta. Casualmente questa settimana ne ho trovato un sacchettino dentro un cesto natalizio ancora non aperto e con somma soddisfazione me le sono gustate, ripensando con rammarico alle panne cotte orfane di pochi giorni prima.
Ieri ho fatto altre verrines con la panna cotta e per una foto come si deve, le lingue di gatto non potevano mancare. Quindi oggi era il loro momento e me le sono fatte.
Insomma non sono proprio uscite perfette, forse perché tra le due ricette trovate, una prevedeva il lievito e l'altra no. E la cara cugina pasticcera Milvy non lavora il lunedì quindi non ho potuto attingere a fonte diretta e dirimere la faccenda sul nascere. Ho scelto per il no e a cosa fatta, mi domando se sarebbero state meglio con.
Comunque l'assaggiatore ufficiale -a pieno titolo, direi- ha gradito a dispetto di ogni previsione !!!
Voi che dite?


Sulle prime non si fa confondere.. la vera lingua è la sua ;)


Poi per un attimo resta in ascolto

Ci pensa quell'attimino....

Infine cede alla tentazione e... devo scappare sennò si piglia tutta la scatola!

Lingue di gatto (senza lievito)

150 gr. farina
120 gr. zucchero
100 gr. burro morbidissimo
scorza di limone grattugiata o gocce d'essenza
4 albumi

Per l'esecuzione, monumento al Bimby, dato che si inserisce tutto insieme e si manda a velocità quasi massima per 50 secondi... e viene una crema gonfia e perfetta per la sacca da pasticceria. Il procedimento manuale lo linko a Giallo Zafferano per chi non ha il bimby. E' spiegato tutto benissimo.

Crema di cannellini al pesto e ...

















Ogni tanto mi piace dare fondo alla dispensa, facendo finire tutto, ma proprio tutto quello che c'è in pacchetti e scatole/scatoline mezze aperte da un po', oppure anche pacchetti chiusi ma che stazionano in attesa di scadenza. Tra questi c'erano dei fagioli cannellini secchi e decido che era giunto il loro turno quindi, dopo il classico ammollo, seguito da una cottura lenta in abbondante acqua, mi ritrovo con ...dei fagioli tutti rotti, presentabili meno che zero, ora anche in attesa di un'idea per il loro utilizzo. Bene, mi dico, farò una zuppa (?).
Dò fondo anche ai libri-food, in cerca di qualche idea ed ecco che da un vecchissimo "La pentola d'oro" salta fuori una crema semplice e rustica che mi attrare.
Nei vecchi libri, ma anche tra i più nuovi e vendutissimi/regalatissimi a Natale, non tutte le ricette hanno la foto, a me invece piace tantissimo scegliere le foto. Vabbé, mi dico, pazienza, ne farò una mia interpretazione. Tra gli ingredienti c'era anche il basilico, da mettere in foglie intere e togliere dopo cottura. Io di basilico fresco, a gennaio nemmeno l'ombra, però un barattolino di pesto già pronto, 'ché il mio piccolo ci va matto in tutte le stagioni, quello l'avevo.
E questa è l'interpretazione della crema "dalla pentola d'oro". Proprio niente male. Gli assaggiatori si sono rigorosamente astenuti perfino dal profumo, a nulla è valso cavalcare la presenza del pesto, anche il piccolo ha preferito boicottare.
Pazienza, la foto mi è piaciuta e il marito ha spazzolato il piatto. Di tanto mi devo accontentare!

Crema di cannellini al pesto
con pepite di parmigiano

250 gr. cannellini secchi
(700 gr. se scegliere quelli pronti)
2 patate di media grandezza
1 scalogno
olio evo
dado vegetale
sale e pepe e 2 foglie di alloro
pesto di basilico
parmigiano grattugiato

Se usate fagioli secchi, vanno preparati anche un paio di giorni prima: una notte di ammollo e un'ora circa di bollitura a fuoco delicatissimo. Scolati, possono aspettarVI in frigo anche un giorno o due.
In una bella pentola per zuppe, soffriggere un trito di scalogno, aggiungere le patate cubettate e i fagioli, tostare pochi minuti e poi coprire con acqua e dado, due foglie di alloro continuando la cottura dolcemente fino ad ammorbidire le patate.Basteranno quaranta minuti.
Togliere l'alloro, passare il mini-pimer per vellutare bene ed aggiustare di sale e pepe.
E ora, le pepite: scaldare una pentola antiaderente e deporvi il parmigiano a mucchietti distanziati. Attendere che si sciolga e arrivi a "friggere", poi con una paletta di legno staccare le pepite delicatamente man mano che sono ben appiattite e deporle su un foglio di carta forno a raffreddare.
Io ho servito la crema  mettendo una bella cucchiaiata di pesto nel mezzo del piatto insieme alle pepite.
I crostini ci stanno, ma la crema è molto densa e non sono indispensabili.


Cake, cupcake, minicake ... al gorgonzola, pere e nocciola
























Questo cake l'avevo assaggiato in Francia, ospite in un agriturismo molto molto carino presso Saint-Crepin, in "Alta - altissima Provenza". Il posto non è propriamente indicato per fare turismo, ma vuole il caso ( o il destino ;)) che il caro marito sia  volovelista di una certa "stoffa" e che la zona veda la presenza di vari aeroporti, nel raggio di alcune decine di chilometri. Quindi qualche vacanza in Provenza ce la siamo anche fatta. Posti meravigliosi!
Le cene preparate con cura dalla padrona di casa, signora Michelle le ricordo ancora e questa Cake mi fulminò... mai avevo pensato si potesse fare la versione salata di una classica torta.
Prima di rifarla per la pubblicazione, un rapido giro in rete mi ha confermato che la sua ricetta, copiata quella sera stessa traducendo per sommi capi, è proprio un classico: ho visto la versione di Sigrid del Cavoletto,  praticamente quasi identica. Ovviamente in Francia è previsto il Roquefort, da noi declinato con il gorgonzola.
Colgo però l'occasione per fermarmi un attismo sulla modalità di presentazione di un piatto. Personalmente amo tantissimo le monoporzioni e, tanto per dire qualcosa a proposito dei miei bambini, racconto un piccolo aneddoto di due settimane fa. A capodanno una pentola piena di puré era rimasta praticamente intatta, tanto che mi spiaceva buttarlo... ! Ho aggiunto un uovo ed una manciata di formaggio sbriciolato, quanto basta perché la consistenza permettesse di formare delle polpette del diametro di circa 5 cm, un poco schiacciate, passate nel pangrattato e dorate in una pentola antiaderente con poco olio ed ecco che questi miei due furfanti se ne sono riempiti il piatto e praticamente hanno cenato con le sole polpette... di puré!!
In fin dei conti, quanta differenza c'è tra il puré classico a cucchiaiate e invece l'aggiunta di un uovo e poco formaggio? Poca. E' la presentazione, per così dire "finger" (nel caso "kid's finger"), che rende le cose più accattivanti.
Quindi anche per questi cake, lo stampo classico va bene forse per un pic-nic o una merenda all'aperto, ma gli stampini per muffin sono molto belli  in caso se ne voglia fare un antipasto, da accompagnare con della salsa leggera a base di panna acida, o invece ecco i minicake, perfetti come stuzzichini finger all'aperitivo!
Con questa ricetta partecipo al contest di Saretta



Cake alle nocciole, pere e gorgonzola

180 gr. farina bianca
100 gr. gruyère tritato
150 gr. gorgonzola spezzettato
100 gr. nocciole (o anche noci)
3 uova
1 dl. olio d'oliva
1 dl. latte
1 pera grande
1 Bustina di lievito per torte salate

Battere in una grande ciotola uova, olio, latte con sale e pepe. Amalgamare attentamente la farina ed i lievito, infine, delicatamente, incorporare il gorgonzola, il gruyère e le nocciole tritate un poco grossolanamente.
La PERA, a fettine, l'ho aggiunta solo dopo aver versato il composto -viene molto pastoso- in teglia, inserendo le fettine a lisca di pesce. Cuocere 40 min. in forno già caldo, ventilato a 160°. Vale la prova-stecchino.

Bocconcini, ancora bocconcini!




Avrei una certa voglia di inventare qualcosa di nuovo, ma ci vuole anche del tempo e purtroppo non è articolo in vendita tra gli scaffali del super. Pazienza, se è vero che c'è un Tempo per ogni cosa... ora è quello di ripiegare sulle "cose note" :)
In queste feste passate i miei bocconcini sono andati a ruba, ne ho fatti di tutti i tipi e ad ogni occasione pare siano proprio come le ciliegie ...
Stavolta c'è di mezzo il salmone, complice la determinazione a fare un piatto per partecipare al contest di Alessandro "la Renna in Cucina", a cui ho già inviato una ricetta che però non era pensata esclusivamente per il suo contest. Di questo mi dispiacevo. Così perché non provare una versione con i miei amati antipasti "finger"!
Una cosa piccola ma molto degna di nota: li ha mangiati anche il mio bambino, che mi ha chiesto se li avevo pubblicati. Ho detto "non ancora, perché? Sono buoni?" . E lui, con una faccia a metà tra il serio e il no... mmmh?!



Bocconcini al salmone affumicato

1 confezione pasta sfoglia quadrata
100 gr. salmone affumicato a fette
30 ml. panna da cucina
1 uovo
una manciata finocchietto selvatico
sale e pepe a piacere
Sbattere l'uovo in una ciotola ed aggiungere il salmone tagliato a liste sottili, il finocchietto tritato, il parmigiano e la panna. Mescolare bene e riempire gli stampini che avrete foderato con quadretti di sfoglia, tagliati in dimensione abbontante rispetto allo stampo in modo da poterli chiudere a fagottino. Cuocere a 160 gr. ventilato per circa 20 min., fino a dorare la superficie. Servirli tiepidi è mooolto meglio che freddi.

Dhal e naan: due ricette dalla tradizione indiana



In Italia avremmo detto semplicemente "puré di lenticchie speziato con piadina", perché ai nostri occhi europei è di questo che si tratta. Ma lo spunto è scattato leggendo una ricetta da Il Cucchiaio verde, un vecchio libro che però in altri tempi ho quasi consumato e che ora è quasi abbandonato in un angolo tra i "food-libri" della libreria. E' molto ben fatto e propone ricette vegetariane usando però ingredienti tipicamente macrobiotici, spesso molto utilizzati nella cucina orientale. Modificando leggermente la ricetta trovata in questo libro ecco il risultato, che potrebbe essere un dip un po' particolare, ma volendola rendere più liquida con poco brodo vegetale si trasforma in un'ottima vellutata con dei crostini di pane raffermo passato al grill.
Per accompagnarla con spirito etnico, dal libro Pane da tutto il mondo della Fabbri Editori, una ricetta per dei naan indiani, assimilabili alle nostre piadine, ma con quel qualcosa di più caratteristico che valorizza i gusti forti. Per chi li ama, un piatto del genere una volta ogni tanto è un diversivo veramente piacevole.



Dhal di lenticchie
150 gr. di lenticchie
3 pomodori
2 carote
1 lattina di latte di cocco
1 spicchio d'aglio
1 cucchiaino di dado vegetale
1/2 cucchiaino curcuma
1/4 cucchiaino cumino
1/2 pollice zenzero fresco tritato
olio extravergine, sale a piacere

Appassire leggermente l'aglio in poco olio extravergine, aggiungere le spezie e tostare lievemente il tutto. Procedere aggiungendo carote e pomodoro tritati grossolanamente, coprire con latte di cocco e dado vegetale e portare a cottura. A parte, cuocere le lenticchie in acqua. Scolarle ed aggiungerle all'altra pentola, continuando la cottura per alcuni minuti. Infine passare con il frullatore ad immersione, eventualmente allungando con acqua o brodo a piacere. Aggiustare di sale.

Naan
250 gr. farina bianca
2 cucchiai yogurt bianco
pari a circa 70 gr.
1 cucchiaino sale
100 gr. acqua tiepida
4,5 gr. cremor tartaro
4,5 gr. bicarbonato
(io 8 gr. di lievito per torte salate)

Miscelare la farina col sale, cremor tartaro e bicarbonato, aggiungere lo yogurt e l'acqua ed impastare fino ad ottenere una pasta liscia. Tagliarla in 10 parti, appiattirle una per una col mattarello e - a piacere- su ognuna spolverare un po' di pepe. Per  cuocerle va benissimo una pentola antiaderente ben calda, passandoli un minuto o due per lato. Servire caldissimi.

Torta profumata all'arancio


Ancora in aria di feste natalizie, i panettoni e pandori farciti in tutti i modi inventabili francamente mi hanno un po' stufato. Trovo che siano già impegnativi per lo stomaco, ci manca pure di caricarli con creme e farciture per "ucciderlo" del tutto.

Invece non smette mai di stufarmi questa bella torta profumata e fragrante, ottima per l'ora del thé, ma anche per un fine pasto dove si voglia stare un po' leggeri.
All'occasione, una tortiera a forma di pupazzo di neve la rende "festosa" quanto basta.
Al punto che, essendo stata sfornata di sera ed in attesa della luce mattutina per una foto decente, cappello, naso, sciarpa e busto sono spariti nel frattempo. Chissà come! Topini invisibili hanno festeggiato ;)


Torta all'arancio, ricotta e mandorle

250 gr. farina
100 gr. burro morbido
100 gr. ricotta
130 gr. zucchero
80 gr. latte
2 uova intere
30 gr, mandorle a fettine
1 arancio naturale-scorza e succo-
1 bustina lievito

Nel mixer, nel caso si tratta dell'imbattibile Bimby, sbattere uova, zucchero e scorze dell'arancio grattugiate, poi inserire il burro, aggiungere la ricotta ed il latte e continuare fino ad ottenere una crema liscia. Procedere con la farina e per ultimo il succo d'arancia. Infine la bustina di lievito. Versare nella tortiera imburrata ed infarinata (quando si tratta di una classica, vado di cartaforno), ed aggiungere dentro l'impasto in maniera che restino in superficie, le mandorle precedentemente tostate in una pentola antiaderente.
Nel forno, a 170° ventilato per circa 40 min. Vale la prova-stecchino.

Pane nero al latte



Una ricetta semplice semplice, un pane da poter fare anche un giorno si e uno no, basta organizzarsi con i tempi.
L'unica cosa che sottolineo è trovare la farina di Molino Spadoni, perché contiene una miscela di farine integrali e di semi ben proporzionata ed anche pasta acida disidratata e macinata.
E' probabilmente per questo particolare che la lievitazione con questa farina è "potente", per non parlare poi del pane in sé, che è fantastico. Sottolineo che non sto facendo pubblicità su commissione, ma semplicemente un passaparola dovuto, trattandosi di un prodotto veramente buono e meritevole di essere segnalato :)
Questo pane l'ho proposto in fase antipasti, senza passarlo in forno a croccare (ci  piace così, liscio, morbido e compatto) abbinato a del burro e salmone affumicato: Pollice alzato!




Pane nero al latte

300 gr. Farina per pane ai cereali Molino Spadoni
1 bustina di lievito secco (contenuta nel pacchetto)
100 gr. farina manitoba
100 gr. farina di kamut
280 gr. latte tiepido
30 gr. burro morbido
1 cucchiaino di miele
1 cucchiaino di sale
Mescolare il latte tiepido con il miele e versare la bustina di lievito secco, senza mescolarlo lasciare riposare una decina di minuti. Aggiungere poi le farine miscelate, il burro ed il sale, impastare bene e formare una palla da porre a lievitare in una ciotola coperta ed in luogo tiepido. La si può lasciare anche tutta la notte.Re-impastare e dare la forma che piace di più. In questi casi una sorta di grande baguette si presta bene.
Lasciare lievitare sulla placca del forno, dentro il forno preriscaldato un paio di minuti. Qui si può lasciarlo anche per tre ore. Per la cottura, porre una ciotola con acqua sul fondo del forno ed accenderlo a 220° statico, lasciando iniziare la cottura "a freddo". Dopo circa 20 min. abbassare a 180° e terminare la cottura per altri 20 minuti. In fase di raffreddamento, avvolgere il pane in un canovaccio pulito, a trattenere quel filo di umidità che rende la crosta meno dura e più friabile. Si conserva per più giorni in una scatola di latta, di quelle dei biscotti.

Buon 2011 !!!

Regalo di Natale di Denis, terza elementare

Come ogni buon inizio Anno che si rispetti, tutti noi siamo abbastanza bravi -chi più chi meno- ad esprimere i "buoni propositi", quelli non mancano mai!
Ma come la mettiamo con l'impegno e la volontà di tener fede alle proprie intenzioni, siamo altrettanto bravi?
Io insomma, non troppo.. quindi ora tento l'impresa, per questo anno nuovo, di impegnarmi ufficialmente a:


insegnare ai miei bambini che il cibo va rispettato e quindi sempre almeno assagiato
fare la spesa in modo più consapevole, pianificando le cose da cucinare
evitare di comprare cose in preda alla smaniosa voglia di fane questo o quel piatto, senza poi averne il tempo!
quindi contenere lo spreco di dover poi buttare per i motivi di cui sopra, incluso il cibo che i bambini non hanno voluto nemmeno assaggiare preferendo il solito pane col prosciutto ..!!

Gli altri propositi, quelli che mi vedono impegnata a coccolare di più la mamma e cose così, li tengo in un angolino da parte ma non nascosti, sperando di esserne all'altezza.

Per chi ancora non l'avesse capito, quest'anno il mio augurio per tutti voi si chiama "volontà", una cosa che non si compra al supermercato, ne può esserci regalata da alcuno.
E' l'ingrediente speciale che rende possibile anche fare cose grandi, dove la passione e il buon intento a nulla porterebbero senza LEI che li sospinge.
Un bacione a tutti!!
© ESSENZA IN CUCINA

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