...della vita e del cioccolato



Arriva senza preavviso, giunge di soppiatto nel bel mezzo delle cose che si fanno tutti i giorni, nel corso della solita vita. 
Semplicemente accade: una delle solite cose, la più ovvia ad esempio i bambini che litigano. 
In maniera incomprensibile data la lievità del fatto, tutto crolla bruscamente.
All'improvviso, come un batter d'ali di una farfalla che provoca la caduta del castello di carte, la tua vita ti pare un mucchio fili ingarbugliati, la classica matassa che a guardarla scoraggerebbe anche Arianna -la donna dei fili-.
La prendo tra le mani, questa matassa, me la guardo, ne vedo tutti i fili, la mia vita, e sono io che li muovo. Osservando attentamente, mi accorgo che " l'ingarbuglio" è opera mia.
La realtà che vedo al di fuori di me è solo il risultato di quello che ho dentro.
Le mie giornate sono un susseguirsi di mille pensieri, che contornano un fare indispensabile a farmi credere che l'azione dia un senso al tutto. Arrivo a sera e i miei figli sembrano elettrificati; si avvicina il momento della nanna e loro si rincorrono, urlano, saltano su e giù dal letto a castello. Insomma tutto fanno tranne semplicemente abbandonare il trambusto del giorno per lasciarsi avvolgere dai sogni. Penso alle fortunate amiche, tranquille e serafiche, i cui figli sono tranquilli e serafici, ascoltano, rispondono se li chiami, riordinano se glielo chiedi.. e mi dico che non sarebbero così serafiche se... 
Ecco, ecco, qui mi fermo un attimo... i figli sono in quel modo, perché le mamme sono in quel modo. Non il contrario, come io mi ostino a credere.
Mamma nottambula? Figli nottambuli. Mamma-amazzone, figli guerrieri. Mamma iperattiva, figli... anche.
Tragicomicamente piango pensando che nel mondo ci sono persone che soffrono per cose molto più gravi, ma questo è un disegno più grande di noi, che siamo arrivati fin qui dove si sta bene, percorrendo prima le strade irte e faticose.
Cambiare il mondo di fuori comporta prima cambiare qualcosa dentro.

E' semplice, è una regola anche per quando si cucina: sono gli ingredienti a fare il piatto.
Ed è stato così anche per questa preparazione, che invece di divenire un gelato è rimasta una buona ganache; anche qui dovrei cambiare qualcosa nei suoi ingredienti ed anche qui non so come fare.
Intanto l'ho riciclata, come potete vedere nelle foto, con una cremina dolce-dolce
 
Io invece non mi posso riciclare, resto seduta ancora un poco a riflettere e intanto me lo godo cucchiaio dopo cucchiaio -vi assicuro che è un toccasana per l'umore-. E  ci penso su ancora un po'


Verrines fondenti e crema di mascarpone



per la ganache fondente

60 gr. ottimo cioccolato fondente 70% 
20 gr. ottimo cacao amaro
100 gr. zucchero (mi raccomando ZUCCHERO)
50 ml. latte fresco intero
100 ml. panna fresca

per la crema di mascarpone

200 gr. mascarpone
2 cucchiai colmi zucchero
1 tuorlo d'uovo
2 cucchiai di liquore tipo marsala (io Vermouth bianco)
qualche biscotto secco

Preparare la ganache a bagnomaria, sciogliendo il cioccolato spezzettato in poco latte, stemperare via via il resto del latte, poi la panna, infine sciogliere lo zucchero ed il cacao, facendo attenzione a non formare grumi.
Non ho usato il termometro, ma non vanno superati i 45 °. Porre in frigo a raffreddare bene. Si addenserà diventanto una crema dalla consistenza dello yogurt. Poiché nasceva per essere un gelato, io l'avevo messa in gelatiera per 30 minuti e la consistenza è diventata liscia e vellutata, proprio come lo yogurt
La crema al mascarpone si prepara battendo prima il liquore con parte dello zucchero fino a gonfiare bene, incorporare quindi il tuorlo e continuare a battere, poi il mascarpone ed il resto dello zucchero.
Le verrines verrebbero meglio con l'aiuto di una tasca da pasticcere con bocchetta larga, ma lo trovo sempre troppo complicato quindi mi sono arrangiata a mano. Nel mezzo tra lo strato crema e la ganache  ho posto uno strato di biscotti secchi sbriciolati bene, interrompono egregiamente tutta la pastosità di questo dolce, che manca poco alle calorie di un pasto completo ( :-)
Con queste dosi mi sono venuti 6 bicchierini di dimensioni varie
 

Due ricette e... doverosa riflessione


Doverosa è il termine giusto, per la riflessione che da qualche giorno mi insegue.
Da qualche settimana accade che mi dimentichi di qualcosa. Si dirà che succede a tutti, che non è poi così grave dimenticarsi che il lievito è finito, dimenticare le chiavi in garage oppure dimenticare dove hai messo la memory-card della macchina fotografica (e dopo forsennata ricerca, trovarla nella tasca di un pantalone in attesa di lavatrice, con rischio dunque di perdere le preziose food-foto in essa contenute).
Però le cose si stanno sommando paurosamente... dimenticare le prove di canto per ben due settimane consecutive, dimenticare di aver riposto un assegno per nasconderlo, e lasciarlo nel nascondiglio per un mese (!), dimenticare che la signora che prende il mio bimbo al mercoledì pomeriggio, mi aveva avvisato di avere un impegno, dimenticare che venerdì sera c'era un ritrovo  all'oratorio, la cui presenza avevo confermato solo pochi giorni prima...

Mi siedo, con due biscotti ed una tazza di thé, e rifletto... 



i biscotti di queste foto sono i superstiti, venti in tutto, di due teglie infornate stamattina, una delle quali "dimenticata" quei cinque minuti di troppo mentre facevo una lavatrice. E impietosamente carbonizzata dal forno, finita in pattumiera.



E queste verrines, invece...


Delizioso frutto inaspettato di ben due errori consecutivi. L'altra sera, infatti, primo tentativo per "inventare" un gelato al cioccolato fondente: messi insieme con certo criterio alcuni ingredienti, arrivo al momento di fondere a bagnomaria la ganache e di assaggiare per vedere a che punto ero, per scoprire che avevo messo SALE invece di zuccheroo!!!
Butto tutto ed insisto nell'esperimento, ritento il giorno dopo ripetendo per filo e per segno le dosi, stavolta con lo zucchero. Metto in gelatiera e... gira che ti rigira, il gelato non si fa.
Già, sono in molti a saperlo, la pasticceria non si può inventare, no? E se il gelato è rimasto una bella crema consistente, un motivo ci sarà.
Però io qualcosa me lo dovevo inventare per un riciclo degno, dopo averne già buttata una dose.

Pazienza, col riciclo creativo non c'è dubbio, me la so cavare egregiamente, ma con tutto il resto della mia vita che va a rotoli, come la metto?

Le ricette le scrivo con calma domani, su un post a parte, intanto medito un po'.
Anzi magari invece ci dormo un po' su, 'ché stanotte nella mia testa viaggio ancora con l'ora solare, è solo l'una, ma la sveglia sarà impietosamente indietro di un'ora!

Una frolla tutta Rosa

 

Accade certamente anche a voi che, vagando nella sfera del food, vediate una ricetta, una foto, un particolare che per inspiegabili motivi apre un pertugio ed entra nella vostra mente, si piazza LI', dove nessuno lo può spostare finché non si fa in modo di materializzarlo nella propria cucina, pronto i nostri denti.
A me è successo dopo aver visto questo, da Ambra del gattoghiotto. Mi sono segnata la ricetta su un minifoglietto e il giorno dopo mi sono messo all'opera.
La voglia mi è scattata soprattutto per la presenza di quei cranberries essiccati che anch'io avevo in dispensa,  marchio Venturapresi per inventare una cake e partecipare ad un contest, poi perso per i soliti ed ovvii motivi di cui ho già parlato nel precedente post.
Ed ecco che inizio a preparare tutti gli ingredienti quando, arrivata al lievito... rullo di tamburi,  scopro che L'HO FINITO! Ma è possibile, mi dico, aver usato l'ultima bustina e non aver preso, almeno mentalmente, nota che ERA l'ULTIMA?! Machecavolo di foodblogger sono?  E adesso che faccio, proprio adesso che mi sta già salendo l'acquolina... mica posso abbandonare il progetto "dolce della merenda", dato che poi la merenda sarebbe stata a casa di Francesca, con i nostri bambini, andarci senza una torta, no eh!
Beh, dico, pazienza, tanto per cambiare mi invento qualcosa, una cosa dove non serve il lievito.
Quindi tiro fuori dal frigo tutto il possibilmente utilizzabile in un dolce, per poi scegliere in base all'attimo.
Risultato davvero insperato. Beh, non è proprio un'invenzione, di torte in questo stile è pieno il mondo, però mentre la facevo mi è scattato il pallino del colore, infatti essendo quei cranberries veramente invitanti, ho voluto ottenere una crema che li "vestisse di colore" e rendesse loro il giusto onore.
E pensate, non ci crederete, ma proprio mentre scrivo, mi si accende la lampadina del contest di Stefania, di Profumi&Sapori!



Frolla con crema rosa e cranberries
per la frolla
280 gr. farina
140 gr. zucchero
140 gr. burro
1 uovo - scorza di limone
per il ripieno
200 gr. ricotta
200 gr. mascarpone
100 gr. farina 00
130 gr. zucchero
2 tuorli
30 ml. alchermes
80 gr. cranberries essiccati

Preparare una frolla lavorando velocemente tutti gli ingredienti con la punta delle dita, ricavare una palla da riporre in frigo una mezzora.
Intanto preparare la crema: battere i due tuorli con lo zucchero fino ad ottenere un composto spumoso, aggiungere la farina setacciata e l'alchermes, in alternativa, colorante alimentare. Qui apro una parentesi, in tema di sostituzioni:  ad esempio si possono usare dei mirtilli viola e magari un colorante azzurro...
Incorporare la ricotta ed il mascarpone, lavorando per rendere il composto vellutato.
Tirare la frolla ad uno spessore di un dito e, avvolgendola lievemente su di un mattarello, srotolatela su una teglia a bordo alto, di un diametro non grandissimo, la mia è 23 cm. La frolla deve aderire bene ai bordi,  quindi aiutatevi con un coltello per rifilarne l'eccedenza. Io l'ho reimpastata e creato un secondo disco, molto più sottile e grande quanto il solo fondo, a cui l'ho sovrapposto per avere quello spessore importante, che mi piace molto. Bucherellare con una forchetta e riempire con la crema, livellandola con una spatola.
Ho cotto in forno ventilato a 200° per 15 min., poi ho abbassato a 160° ed ho continuato fino alla prova stecchino: circa 55 minuti complessivi.
Con questa ricetta partecipo al Contest a colori di Stefania, del blog Profumi&Sapori, nella categoria ROSSO, poiché il cranberry è il mirtillo rosso.


Verde di lattuga ed erbette


..uffa, tutto sempre di corsa, sempre sul filo del rasoio, all'ultimo minuto quando non in ritardo.
Nella mia vita riesco a far funzionare le cose solo in questo modo. Però, se ci penso bene, capisco che questo accade perché voglio fare troppe cose. Se dalla giornata lavorativa media si tolgono le ore del lavoro e dei tragitti, il tempo per accudire i figli, la casa e tutto quel che serve al buon funzionamento delle cose, a mettere un po' d'ordine... il tempo che si può dedicare a cucinare, almeno per me, resta veramente poco. Sopra a tutta questa montagna di cose, ci metto pure i mei due figli che, per chi mi legge da un po', ormai è chiaro che in argomento "food" sono molto selettivi... troppo.
Quindi mi ritrovo a fare la spesa prendendo cose che ho in mente di preparare nei giorni a seguire, per pubblicarle, salvo poi arrivare in casa alle sette di sera e mettersi a combinare una cena per quei due che "il risotto, solo giallo" - il piccolo-, "ma a me il riso giallo non piace"  -il grande-.. e io che penso di fare una zuppa da pubblicare. Zuppa che, quando riesco a fare puntualmente avanza, perché farne poca non è possibile, almeno 4 o 5 porzioni ne vengono. E io e mio marito, francamente, mangiare zuppa per due cene consecutive, riscaldata per di più, non siamo troppo felici, epperò, per amor mio, certe volte s'è anche fatto ;)
E sarà il caso di questa cremina, che parteciperà, sul filo dell'ultimo minuto, al contest "Verde sopraffino" che la Cuochina Sopraffina ha indetto per la festa irlandese di St. Patrick.
Con le dosi che ho messo, mi sono venute tre porzioni. Se si consedera che mio marito è via per lavoro e torna domani sera, va da sé che quelle tre porzioni, una oggi a pranzo, una stasera e una domani, sono tutte per me..  per fortuna è venuta buona e non farò fatica ma, insomma, quando i miei figli si decideranno a mangiare anche con la bocca e non solo con gli occhi (guardano la pentola e... "ma cos'è qualla roba lì??!  io non la mangio!) farò una festa grande.



Verde di lattuga ed erbette

4 patate medie
130 gr. lattuga
130 gr. erbette
1 porro
1 tazza vino bianco
dado vegetale
sale e pepe

Appassire il porro a rondelle inpoco olio extravergine, aggiungere le patate a tocchetti, e le foglie di lattuga ed erbette a pezzi grossolani. Stufare a fuoco medio con il vino. dopo alcuni minuti aggiungere il dato vegetale e dell'acqua fino a coprire appena oltre le verdure, non di più. Io ho usato la pentola a pressione, quindi ho chiuso col coperchio e cotto per 15 minuti dal fischio. Dopodiché ho passato col frullatore ad immersione fino a vellutare bene.
Ho servito (si fa per dire.. ;)) con dei cubetti di pecorino e due fette di pane croccante.

Pensando al Giappone


Le immagini che da venerdì scorso si susseguono sui nostri canali TV parlano senza aver bisogno di parole. Una tragedia enorme, una terra che tradisce, un popolo in ginocchio ma tanta, tantissima dignità. Tanta compostezza di fronte a quel che resta delle loro vite "piene" di tanti impegni, fino a poco prima di quei terribili attimi.
Qusto piatto è molto sobrio, semplice e contenuto, come lo è l'animo forte del popolo del Sol Levante.
Si cucina in meno di venti minuti e nella sua semplicità riesce ad esprimere anche una dote che sento presente nel paese da cui origina: quell'essenzialità elegante e mai scontata, aromatico, forte e fresco allo stesso tempo.
E mi stringo con questo pensiero a tutti loro, augurando Forza e Coraggio.



Lonza allo Zenzero

600 gr. lonza a fettine
1/2 porro
2 pollici  zenzero
1 lattina  latte di cocco
1 cucchianino raso Curry
1/2 tazzina saké
olio extravergine
sale, salsa di soia

Tagliare finemente a rondelle il porro e soffriggerlo lievemente in olio extrav. Aggiungere la carne, che avrete tagialto a pezzetti -tipo straccetti- e soffriggerla col porro, sfumare con il saké e regolare di sale e salsa di soia. Dopo 7/8 minuti aggiungere il latte di cocco, lo zenzero tritato ed il curry. Portare a cottura. Basteranno 10 minuti. Per decorarlo ho usato dei fili d'erba cipollina.
Si serve caldissimo, con del riso Basmati semplicemente bollito.

Con questa ricetta partepo al contest  "zenzeri...amo?" di Federica, del blog Note di cioccolato

Lasagnette al profumo di Venezia


Venezia, la città dei Signori, la città dei sospiri...
Venezia, indelebilmente impressa nel cuore di abitanti, turisti, persone di passaggio che, per ogni angolo di via, portano con sé nel cuore uno scorcio speciale.
La mia prima visita della città risale ai miei diciotto anni, quando in compagnia di amici improvvisammo una gita, una soleggiata domenica di giugno. Da subito ebbi una particolare sensazione di familiarità, mi pareva di sapere già dove un vicolo avrebbe svoltato e cosa avrei visto, come se sapessi dove mi trovavo e dove stavo andando, nonostante fosse la prima volta che passavo per quelle strette calle, umide e odorose di mare. Da allora sono stata a Venezia altre volte, senza mai perdere quella inspiegabile ed intima sensazione di essere "a casa".
Il Concorso di Giallo Zafferano mi prende in modo particolare proprio per questo strano filo che mi lega con questa magica città:  magari, in un'altra vita sono stata una veneziana d.o.c. e forse proprio per questo mi piace l'idea di muovere pentole con gli ingredienti di quella zona.
Purtroppo ho potuto trovare solo il radicchio, che fosse veramente proveniente da Chioggia, mentre per gli altri ingredienti scelti ho dovuto accontentarmi di provenienze diverse, ma nella stesura della ricetta metterò gli originali, augurando anche a voi, che forse vorrete assaggiare il mio piatto, di avere quella sensazione, quella stessa, che fa sentire me a Venezia, come fossi "a casa".



Lasagnette di radicchio di Chioggia con Zucca

Per la pasta
250 gr. farina 0 circa
100 gr. radicchio rosso di Chioggia
1/2 cipolla bianca di Chioggia
1 uovo

Per il ripieno
300 gr. Zucca marina di Chioggia
1 cipolla bianca di Chioggia
1/2 bicchiere vino bianco secco
dado vegetale
1/2 litro di besciamella
100 gr. di formagella
100 gr. parmigiano grattugiato
sale e pepe

Tritare finemente la cipolla e soffriggerla in poco olio, stufare il radicchio tritato grossolanamente. Cuocere fino a quando è molto tenero e passarlo al minipimer, per ottenere una sorta di salsa piuttosto liscia.
Preparare la pasta fresca utilizzando nell'impasto la crema di radicchio, aggiungendo eventualmente farina rispetto alle dosi indicate, per ottenere una consistenza morbida ma non appiccicosa. Lasciar riposare mezzora avvolta in pellicola trasparente e procedere a tirare la pasta, a mano o con la macchinetta. Ricavare delle sfoglie di dimensione consona alla teglia che userete.
Le sfoglie vanno sbollentate pochi minuti e poi stese ad asciugare su un canovaccio pulito.
Nel frattempo, preparare la zucca, pulendola bene da semi, filamenti e buccia, tagliarla a fette dello spessore di 3 o 4 mm. non di più. Tritare finemente  la cipolla ed appassirla in poco olio, stufare quindi la zucca, sfumando con del vino bianco, aggiustando di sale e portando a cottura per una decina di minuti. Attenzione a non cuocerla troppo per non disfare le fettine.
Preparare la besciamella secondo la classica ricetta e, a cottura ultimata, sciogliervi la formagella tagliata a cubetti.
Quindi procedere a comporre le lasagne: in una teglia partire con un velo di besciamella e procedere a strati di pasta, zucca a fettine, besciamella e una spolverata di parmigiano, fino quasi a riempire la teglia.
Chiudere con un ultimo strato di pasta, un velo di besciamella ed una spolverata di parmigiano.
Porre a gratinare in forno per una ventina di minuti.

Gnocchetti insoliti alla crema di pecorino



Naturale che, trovato un ingrediente che amo, ne faccio il pieno e lo declino in tutte la possibilità che mi saltano in mente.
E succede che per giorni propongo lo stesso ingrediente, in varie versioni!
Così è anche per le patate vitelotte, così si chiamano queste patate dal colore inusuale al massimo.
Provato il puré, oggi si va di gnocchi.
Sono obbligata ad un post veloce, oggi, per ragioni varie non riesco a fare di meglio..
Niente storia piacevole su cui sorridere, niente prove bizzarre... nulla, Sorry!
Per la ricetta mi sono ispirata alla canonica indicazione di un libro storico: "Il talismano della felicità", che prevede 400 gr. di farina per 2 kg di patate. Ho riproporzionato il tutto e con le dosi indicate ho ottenuto 2 porzioni, però la quantità di patate viola che avevo non consentiva di più..

 Gnocchi di patate vitelotte  


dosi per due piatti
350 gr. patate viola
100 gr. patate bianche
80 gr. farina 0 (io Kamut)
1/2 uovo
sale
per il condimento
80 gr. pecorino fresco
80 gr.  ricotta vaccina
Latte, o panna
Parmigiano

Bollire le patate con la buccia, pelarle ancora tiepide e schiacciarle. Le viola sono molto più dure, vanno schiacciate prima con la forchetta.
In una ciotola, unire alle patate anche l'uovo, la farina, poco sale e procedere ad impastare, ottenendo un impasto poco appiccicoso ma morbido.
Formare dei grissini grossi come un pollice, tagliarli a tocchetto di circa 1 cm. da disporre su un vassoio di cartone.
Bollirli in acqua salata e, man mano salgono, schiumarli e depositarli in una pentola tipo saltapasta, dove avrete sciolto a fuoco dolcissimo, la ricotta con il pecorino ed eventualmente poco latte.
Una spolverata di pepe e parmigiano, per chi gradisce.
Sono molto pastosi e dal gusto lievemente più aromatico dei classici, mi è piaciuto valorizzarlo col pecorino, il gusto forte di questo formaggio trovo che vada d'accordo con le patate in genere.

La patata e il peperone


Sembrerebbe il titolo di una bella storia, che non so se potrei tentare di inventare, non ho la stoffa della narratrice, però in cucina mi piace giocare e, dove i sapori sono oramai un'accoppiata consolidata, un ulteriore giocattolo di cui la natura ci fa dono è il colore. Il colore un mio punto di forza, ne faccio uso anche nel mio lavoro, dunque gioco in casa ;)
Le patate e i peperoni sono un classico della cucina mediterranea: dolcezza e gusto deciso sono il contrasto che mi piace di questo piatto, declinabile in tutte le forme, dallo sformato gratinato all'umido in padella.
Ma mi voglio concentrare sul colore. Prendiamo le patate, che normalmente troviamo a pasta gialla e pasta bianca, ma (qualcuno le conosce già..) che esistono anche Viola!
Quando, in rete, ho visto alcune ricette realizzate con questa qualità di patata, ho pensato subito che non potevo mancarle, sono del mio colore preferito, trovarle e provarle era il minimo. Avevo chiesto al fruttivendolo del mio paesello senza successo. Grazie a Rossella, ho saputo dove acquistarle, in città naturalmente.
Il loro sapore è deciso, ma soprattutto è la consistenza ad essere diversa dalle patate dell'abitudine: sono molto più sode ed il gusto lo definirei "denso".
Da una velocissima ricerca in rete, scopro che sono ricche di antiossidanti, sostanze nutritive che proteggono l'organismo e aiutano a ridurre l'invecchiamento. Contengono inoltre altre sostanze, le antocianine, pigmenti che si trovano nei vegetali viola ed agiscono come protettori nella prevenzione del cancro e dell’invecchiamento. E non contengono glutine.
Del piccolo quantitativo acquistato, una preparazione quindi è dedicata al classico puré.
Accanto, una semplice salsa di peperoni, accostata a formare un piccolo antipasto caldo,  soffice e aromatico, ma soprattutto una festa per gli occhi: due colori molto contrastanti, vivaci ed allegri, che insieme mi piacciono tanto!

Purè di Patate viola su crema di peperoni


Puré di patate viola su crema di peperoni
250 gr. patate viola
80 gr. latte di cocco
noce moscata
sale, pepe

2 peperoni rossi
olio extrav.
prezzemolo, sale q.b.

Bollire le patate con la buccia e spellarle ancora calde. Schiacciarle il più possibile con una forchetta e poi passarle allo schiacciapatate. Amalgamarvi il latte di cocco, che in realtà non è latte, ma una pasta piuttosto compatta, regolare di sale e pepe e tenere in caldo.
In una pentola, stufare con poco olio extravergine i peperoni, puliti e tagliati in falde larghe. Io li ho mossi poco per non romperli, perché cuocendo, la loro pellicina tende a staccarsi ed è allora possibile toglierla per renderli più digeribili. Lasciarli intiepidire giusto quanto basta per poterli maneggiare e privarli della pelle. Terminare la cottura ed infine passarli al frullatore, ottenendo una cremina. Aggiustare il sale e scaldarla, prima di impiattare. Io ho messo anche del prezzemolo, dava colore ed anche un tocco in più alla salsa.

Pane ai cereali e.. un premio!


Tanti cereali, ma stavolta sono quelli della Molino Chiavazza. E' una farina chiara e contiene anche dei semi, cosa questa che a me piace proprio tanto!
Il pane che ne viene ha un gusto leggero e la presenza dei semi lo rende intrigante.
La particolarità di cui voglio parlare stavolta, è nel lievito.
Premesso che non ho fatto alcun corso di lievitazione e che di quel che sto per scrivere assumo ogni responsabilità, perché si tratta della MIA esperienza.
I veri panificatori avranno di che gabbare il mio post, non mi aspetto attenzioni da loro, piuttosto mi rivolgo a chi ama fare il pane, anche un giorno si e uno no, e non disdegna qualche accorgimento pratico.
E' successo casualmente, anni fa, che facendo un impasto per pizza, ma utilizzandone solo una parte, avanzavo circa 150 g. -già lievitato una prima volta-. Era fatto con i soliti ingredienti: farina, acqua, sale, olio, lievito di birra.
Decisi di conservarlo in un barattolo di vetro, ma non pensavo realmente a cosa sarebbe successo. L'impasto nel barattolo, chiuso e in frigo, cambiò stato nel giro di 48 ore, dapprima gonfiandosi e poi scoppiando, restando poi inattivo per giorni. Dopo circa 6/7 giorni, l'odore ricordava proprio le cose fermentate e fu così che decisi di usarlo così com'era, al posto di un panetto di lievito di birra, per impastare la solita ricetta da 500 gr. di farina. Lo trattai proprio come si fa col panetto: scioglierlo in acqua tiepida e miele, impastarlo con farina, sale e poco olio... ect..
Il risultato fu strabiliante: un pane di una leggerezza e contemporaneamente di una croccantezza uniche!
Da allora, a volte mi ricordo di togliere un pezzetto di impasto dalla mia solita pagnotta, per adoperarlo così.
Da qualche tempo, su consiglio del panettiere del mio paesello adopero, per fare una pagnotta da 500 gr. di farina, una pallina di impasto acido da circa 70 gr. + mezzo panetto di lievito. La lievitazione va un po' più lenta, ma la fragranza e la croccantezza del pane restano intatte, proprio come quella volta "casuale"


Il pane della foto l'ho fatto così: 

500 gr. farina Molino Chiavazza ai cereali
280 gr. acqua tiepida
circa 70gr. di impasto di pane già fermentato
1/2 panetto di lievito di birra
1 cucchiaino sale buono
1 cucchiaio olio extrav.
1cucchiaino miele

Sciogliere il lievito e la pallotta di impasto, nell'acqua tiepida col miele. Aggiungere la farina, l'olio e il sale, impastare bene per alcuni minuti e porre 2 ORE a lievitare in ciotola coperta, in forno preriscaldato per 2 min.
Trascorso questo tempo, riprendere l'impasto, lavorarlo alcuni minuti nuovamente, dando poi la forma desiderata. Io a volte faccio dei paninozzi da circa 40 gr. ciascuno, che lievitano più in fretta (circa un'ora e mezza) e cuocciono veloci (circa 20 min.) ponendo una ciotola con acqua, sul fondo del forno.
Mentre raffredda, avvolgere il pane in un canovaccio pulito: trattiene l'umidità e la crostina diventa fragrantissima.

Con questo classico "confort" passo il testimone del piacevole Liebsterblog, che ho ricevuto dalle carissime LaMai, Kika e Sara.
Ho scelto tre blog che mi piacciono molto e che sono nuovi-nuovi, belli e le cui "donne dietro il blog" sono a mio parere proprio brave!


Ecco anche le regole da seguire:

1) Accettare il premio e scrivere un post a riguardo,
2) Scegliere da 3 a 5 blog che vi piacciono e che volete far conoscere comunicando loro che hanno ricevuto il premio,
3) Linkare il post alla persona che ve lo ha inviato.
Lo scopo di questo premio è dare la possibilità ai nuovi blog di farsi conoscere un po' di più.
Gli altri blog che ho scelto sono questi:
Fausta e il suo Caffè col cioccolato
© ESSENZA IN CUCINA

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